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martedì 31 gennaio 2012

Italiani, popolo di stupidi?

Da quando ha compiuto la prodezza che ben conosciamo, il comandante Schettino è assurto a icona mondiale dell'insipienza, dell'inadeguatezza e della vigliaccheria, tanto che dare a qualcuno dello "Schettino" significa insultarlo assai di più che apostrofandolo con gli epiteti comunemente utilizzati a tale scopo.

Un settimanale indubbiamente prevenuto verso di noi come "Der Spiegel" (curiosamente diretto da un tale che si chiama Georg Mascolo, nato in Germania dall'unione di una tedesca e di un immigrato italiano originario di Castellammare di Stabia, che ha evidententi conflitti d'identità nazionale tuttora irrisolti e che, nonostante quel cognome, con i fatti tenta inutilmente di accreditarsi come sassone DOC...) ci ha messo un attimo a fare di Schettino il paradigma di noi italiani definendoci «una razza di codardi (...) che gesticola molto (...) e che è meglio non far avvicinare ai grossi macchinari».

In America, dove sono impegnati nella campagna elettorale che porterà alle presidenziali nel prossimo autunno, Reince Priebus, il capo dei Repubblicani, ha definito il presidente Obama «...il nostro Schettino, uno che di questi tempi sta abbandonando la nave degli Stati Uniti».
Prima di Priebus era stato David Letterman a ironizzare pesantemente su noi dicendosi meravigliato del fatto che un'automobile americana media abbia un navigatore più affidabile di quello di una nave da crociera italiana e che quella era stata una settimana particolare per i trasporti, visto che era stato trovato un opossum nella metropolitana e «un volpone su una nave».

In Spagna, a beccarsi dello "Schettino" è stato José Mourinho, allenatore del Real Madrid: secondo una rivista sportiva avrebbe - al pari del comandante della Costa Concordia - una predisposizione a mollare tutto quando le cose non vanno come lui vorrebbe.

Certo, sentirsi dare degl'inetti dalla stampa straniera fa male, ma personalmente trovo assai più urticante l'essere trattato da stupido dai miei connazionali.
Cosa intendo è presto detto: mi sento offeso dalle aziende che fissano i prezzi dei loro listini togliendo pochi spiccioli dal "conto pari", convinte che i clienti pensino di fare un affarone se si abbassa di un'unità la cifra più rilevante del prezzo. Mi sento offeso da prezzi come 3,99 euro, 29,95 euro, 99,90 euro, 299,90 euro, 1999 euro.

Se un'azienda mi chiede di acquistare i suoi prodotti, per aprire il portafoglio pretendo come condizione preliminare che quest'azienda mi rispetti come persona, prima ancora che come consumatore pagante.
Se quest'azienda pensa che io compri un prodotto venduto al prezzo di 299,90 euro e che non lo comprerei se costasse 300 euro mi sta dando del cretino, perchè evidentemente quest'azienda pensa che togliendo 10 centesimi dalla cifra tonda - che corrisponde allo 0,033% - io creda di comprare il prodotto a 200 euro e non a 300.
Mi regolo dunque come segue: se fra due prodotti equivalenti ce n'è uno il cui prezzo non sia di 1 o 10 centesimi inferiore alla cifra tonda io compro quello, anche se costa qualcosa in più rispetto al prodotto con prezzo "accalappia-stupidi".
La mia dignità di uomo vale assai più dell'elemosina di pochi spiccioli con cui certe aziende s'illudono di blandirmi.

Un'altra fonte di offese alla nostra intelligenza sono i "giochi" proposti all'interno di molti programmi televisivi.
Si chiede ai telespettatori di telefonare o inviare SMS a un numero con tariffazione speciale (82x, 899, 47xxx e simili) per rispondere a una domanda e partecipare al sorteggio di un premio. 
Non ci sarebbe nulla di male, se solo le domande a cui si deve rispondere non fossero un pesantissimo insulto all'intelligenza del pubblico e non si dovesse perfino pagare uno o due euro per rispondere a "domande" come «Quanti giorni ha un anno bisestile? 349 o 366?», ovvero «Come si chiama il premio che viene attribuito ogni anno agli scienziati più meritevoli? Telegatto o Nobel?», oppure «Quante sono le vetrine della nota soap opera? Cento o diecimila?» o, infine, «Secondo il noto detto, "A carnevale ogni scherzo..." Vale o Sale?».

Queste sono domande che ho davvero sentito porre agli spettatori di un programma televisivo molto seguito: ma veramente c'è gente che si abbassa a sollevare il telefono - e a pagare pure un euro! -  per rispondere a domande che non riuscirebbero a mettere in difficoltà neppure il meno intellettualmente dotato fra i bambini di 10 anni? 
Evidentemente si, se le propongono. Ed evidentemente si, se gli spettatori pagano per essere trattati da oligofrenici.
Non stupiamoci dunque se all'estero prendono il comandante Schettino a esempio dell'italianità più stereotipata, scadente e impresentabile; se noi per primi non abbiamo dignità e rispetto per noi stessi, diventa difficile pretendere rispetto dagli altri.


lunedì 23 gennaio 2012

L'anno del dragone.

Quando in una famiglia s'incontrano due culture diverse può capitare di festeggiare un capodanno il 31 dicembre e un altro il 23 gennaio; capita quindi che il gancetto a cui nel periodo natalizio appendo la ghirlanda sulla porta di casa, adesso sorregga una piccola lanterna rossa.

Il lato negativo è che non solo non sono ancora riuscito a cancellare le tracce del cenone di capodanno dal mio giro-vita, ma stasera vi aggiungerò qualche ulteriore millimetro grazie ai piatti non certo ipocalorici che la cucina cinese prevede in occasione del capodanno lunare.
Il lato positivo è che questi piatti sono davvero deliziosi... e per me alcuni sono davvero irresistibili, quindi stasera largo all'insalata di medusa, ai gamberetti speziati e alle palline di riso glutinoso ripiene di salsa al sesamo.
Per fortuna il mio giro-vita ha ancora un diametro accettabile, anche grazie alle dieci rampe di scale che salgo diverse volte al giorno da quando ho deciso di non usare più l'ascensore per scardinare la mia pigrizia innata e fare un minimo di attività fisica, dunque non mi sentirò più di tanto in colpa per l'ulteriore intemperanza gastronomica che mi concederò stasera.

Secondo il tradizionale calendario lunare, il capodanno cinese cade il giorno del secondo novilunio dopo il solstizio d'inverno; in pratica la data è variabile come quella della nostra Pasqua ed è compresa fra il 21 gennaio e il 19 febbraio. 
Nel 2012 cade proprio oggi e per i cinesi sarà l'anno 4649, anno del dragone e anno con 13 lune.. il chè gli attribuisce ben due citazioni cinematografiche.
Per la verità in Cina non si parla di capodanno ma piuttosto di "Festa della primavera", che dura la bellezza di due settimane.

In occidente ciò che tutti ricordiamo del capodanno cinese è la "Danza del Dragone", il momento più folcloristico delle celebrazioni. Nei video che seguono, alcuni momenti della festa che si è svolta domenica scorsa a Roma e una suggestiva "Danza del Dragone" con un drago luminoso ripresa nel 2010 a Hong Kong durante una gara fra squadre di "dragonieri", se mi si concede questo neologismo.

Buon anno del drago a tutti, o meglio 新年好


L'ANNO DEL DRAGO from roberto ditta on Vimeo.

domenica 15 gennaio 2012

I cinesi non muoiono mai?

Ma dove finiscono i cinesi, quando muoiono? 
Possibile che non si veda mai un funerale cinese e in nessun cimitero si veda mai un loculo con dentro un cinese?

Ogni tanto questa sciocchezza / leggenda metropolitana riaffiora nelle chiacchiere da bar o sui quotidiani, su questi ultimi soprattutto nei periodi di "stanca" estivi quando i giornali meno seri e più razzisti faticano a riempire le pagine e qualcosa devono pur scrivere; è in questi casi che torna utile vellicare la xenofobia dei loro lettori abborracciando con i luoghi comuni più diffusi storie assai poco credibili e ancor meno ragionevoli, il cui unico scopo è alimentare la diffidenza verso la comunità cinese.

In Italia si vedono assai raramente - se non mai - anche funerali di cittadini americani, svizzeri, lussemburghesi, senegalesi, cubani, sanmarinesi, finlandesi, abkhazi, messicani, monegaschi, libici, neozelandesi, thailandesi, ciprioti, giapponesi, romeni, tedeschi, hawaiani, maltesi, capoverdiani, canadesi, brasiliani, ruandesi o di persone provenienti da qualsiasi altro Paese.
Eppure a nessuno viene mai in mente di chiedersi come mai nei cimiteri dello Stivale non si vedano se non eccezionalmente tombe di defunti di queste nazionalità: ci s'interroga sempre e soltanto sulla sorte post-mortem dei cinesi. Non è curioso?!?
Come mai tanti italiani perdono sonno, senno e ragione per l'ansia di sapere che fine facciano i cinesi trapassati mentre dei defunti di tutte le altre nazionalità non cale nulla a nessuno?!?

Così come quando un italiano muore all'estero la famiglia non si sogna certo di farlo seppellire in loco ma organizza la traslazione del feretro in Italia e nella città di origine, affinchè parenti e amici possano tributargli l'estremo saluto e fargli un funerale adeguato, averlo vicino e fargli visita al cimitero, altrettanto fanno gli stranieri di ogni nazionalità con i parenti che muoiono in Italia: le famiglie li fanno riportare nei loro Paesi di origine per dar loro l'esequie secondo le tradizioni e dar loro sepoltura vicino ai loro cari.
Perchè mai una persona - italiana o straniera - che muore lontano dal suo Paese dovrebbe essere abbandonata dalla famiglia in un cimitero a migliaia di chilometri o a diverse ore di aereo dai suoi affetti, senza nessuno a prendersi cura della tomba e tenerla in condizioni dignitose? E' davvero così incredibile che chiunque, cinesi inclusi, voglia seppellire un proprio caro nel suo luogo di origine e dove vive la sua famiglia?

I cinesi presenti in Italia sono nella quasi totalità piuttosto giovani: quando sono avanti con gli anni - o quando la loro salute comincia a diventare precaria - tornano in Cina nei luoghi natii per trascorrervi serenamente gli ultimi anni di vita, morire nella propria terra (con cui i cinesi hanno un legame fortissimo) e avere un funerale tradizionale fatto di cerimonie lunghe e complesse che si ripetono da millenni a cui nessun cinese, se solo ne ha la possibilità, vuole rinunciare.
Nonostante l'ovvietà di queste considerazioni, di quando in quando tocca leggere o sentire l'oligofrenico di turno che si chiede se anche i cinesi muoiano e che fine facciano i loro cadaveri. A me è capitato proprio ieri mattina, al bar, ascoltando il dialogo di due persone che facevano colazione a due metri da me.

Le "ipotesi" che quei due facevano rispecchiavano il più sciocco qualunquismo e i luoghi comuni più granguignoleschi, perpetuando leggende metropolitane assai poco fantasiose ma estremamente stupide nonchè irrealistiche, come il cannibalismo, lo squartamento e la spedizione delle salme in valigie o i container pieni di cadaveri spediti in Cina di cui parla una persona per altri versi molto autorevole e intelligente (ma in questo caso assolutamente no) come Roberto Saviano nel suo famosissimo libro "Gomorra".
La sua credibilità, guadagnata opponendosi apertamente alla camorra (e per ciò rischiando concretamente la vita), trae in inganno la buona fede di numerosissime persone che giustamente lo ammirano ma che, dimostrando assai poco senso critico e insospettati picchi di dabbenaggine, prendono per oro colato qualsiasi cosa egli scriva, anche le cose palesemente inventate e assolutamente fuori dal mondo come la castroneria della pioggia di cadaveri cinesi dal container che per un incidente si apre nel porto di Napoli e dei camalli napoletani che li ributtano dentro, richiudono il container e mettono a tacere l'accaduto, con un'omertà più assoluta di quella che riservano alla camorra.

Ma ve l'immaginate che puzza fa un corpo squartato in una valigia o un container pieno di cadaveri in decomposizione durante un viaggio in nave mercantile che dura parecchi giorni?!?
Qualcuno è così ingenuo (per usare un eufemismo, visto che l'aggettivo adatto sarebbe ben altro...) da pensare che la Capitaneria di Porto di Napoli e di qualsiasi scalo marittimo al mondo, per non parlare dei comandanti e degli equipaggi delle navi cargo, non farebbero aprire e ispezionare un container da cui si sprigiona un tanfo di carne in decomposizione talmente imponente da levare il fiato già a 100 metri di distanza? O che i cani della Finanza negli scali aeroportuali non fiuterebbero un corpo fatto a pezzi nascosto in una valigia?
Suvvia, si faccia lo sforzo di accendere il cervello e si usi un minimo di buon senso!

Se questo episodio narrato da Saviano fosse veramente accaduto, vi pare possibile o anche solo pensabile che si sia riusciti a mettere tutto a tacere senza che Bruno Vespa abbia potuto farci almeno dieci puntate di "Porta a Porta" (con tanto di plastico del porto partenopeo) e senza che il trio Maurizio Belpietro, Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri abbiano potuto farci almeno un mese o due di prime pagine?!?
Se si vogliono perpetuare le leggende metropolitane o dare credito a narrazioni surreali degne più di un film di Romero che di uno scrittore dall'impegno civile ammirevole è un altro discorso, ma è bene tenere a mente che il pregiudizio, il razzismo, la malafede, la diffidenza, la malevolenza e, soprattutto, il sonno profondissimo della ragione non possono in nessuna maniera generare alcunchè di buono.

Chi preferisce informarsi e conoscere meglio la comunità cinese in Italia, anzichè offendere la sua propria intelligenza dando credito a sciocchezze e stupidaggini propalate da chi ha interesse ad alimentare la diffidenza reciproca e ad alzare muraglie fra italiani e cinesi, può visitare il portale "Associna" (link), davvero ben fatto e ricchissimo di notizie, non di frottole...

domenica 1 gennaio 2012

Buon 2012!

Ce l'abbiamo fatta, un altro anno è passato e celebriamo il primo giorno di quello nuovo.

Fra sguardi assonnati per il lungo veglione della notte scorsa, frasi di circostanza e auguri sinceri, questo primo giorno dell'anno - strano giorno in cui il tempo sembra sempre scorrere più lentamente - si avvia a terminare e da domani ricomincia la vita vera.

Sul canale in alta definizione di Vimeo ho trovato tre filmati che mi sembrano adatti ad accompagnare i miei auguri senza turbare l'atmosfera oziosa, rarefatta e un po' irreale del primo giorno del 2012. 

Il primo è un filmato girato a Brno (Repubblica Ceca) con la tecnica del "time-lapse" (link), mentre il secondo mostra immagini spettacolari dal Parco Nazionale di Yellowstone (Wyoming, U.S.A.) (link).
Il terzo filmato, il più straordinario, è stato girato a Philadelphia (U.S.A.) con una telecamera equipaggiata di un filtro che blocca tutte le frequenze della luce visibile fino a 720 nanometri e lascia passare solo la luce infrarossa. Per questa ragione i colori sono completamente alterati e il fogliame, che riflette moltissimo la luce nella regione dell'infrarosso, appare bianco e molto luminoso.
Suggerisco di espandere i filmati e guardarli a schermo intero, l'alta definizione permette una visione ottimale.

Auguro a chi mi segue un 2012 sereno e prodigo di soddisfazioni.



BRNO HDR from samadhi production on Vimeo.



Yellowstone National Park from Sylvain Dardenne on Vimeo.



A Dream in 720 nm from Bruce W. Berry Jr on Vimeo.

domenica 25 dicembre 2011

Buon Natale.

Anche quest'anno ci siamo arrivati: è Natale.

Che quest'anno ci sia poco da festeggiare lo sappiamo tutti e tutti abbiamo ben più di un motivo per rampognare con una disposizione d'animo tutt'altro che natalizia, ma per qualcuno questo Natale è sommamente più duro.
Questo qualcuno è una persona - e con lui la sua famiglia - che conosco molto bene, sono miei carissimi amici.

I problemi che stanno affrontando con estrema difficoltà sono molto seri e di non facile soluzione; ciò ha tolto anche a me la serenità e la capacità di sorridere, in questi giorni... e se non è un buon Natale per me, per loro è mille volte peggiore.

Guardiamo comunque avanti, cercando conforto nel detto secondo il quale il momento più buio della notte è quello più vicino all'alba del nuovo giorno.

Nonostante tutto, buon Natale.


lunedì 19 dicembre 2011

"L'animo mio, per disdegnoso gusto, credendo col morir fuggir disdegno, ingiusto fece me contra me giusto."

«Canto XIII, ove tratta de l'esenzia del secondo girone ch'è nel settimo circulo, dove punisce coloro ch'ebbero contra sé medesimi violenta mano, ovvero non uccidendo sé ma guastando i loro beni.»

Nel Secondo Girone Dante colloca i violenti contro sé stessi: i suicidi e gli scialacquatori.

I primi non hanno forma umana ma per contrappasso sono diventati arbusti spogli e velenosi: avendo rifiutato la vita uccidendosi, sono stati privati del loro corpo col quale non potranno ricongiungersi nemmeno dopo il Giudizio Universale. Nella foresta dei suicidi nidificano le Arpie, che si nutrono delle foglie degli arbusti e infliggono ulteriore dolore ai dannati.
Per i secondi, avendo essi distrutto i loro averi, il contrappasso è essere distrutti da una muta di cagne nere che li inseguono attraverso la foresta dei suicidi e li sbranano.

Parlare del suicidio e di chi si toglie la vita è piuttosto difficile.
Se una persona arriva a questo gesto estremo è perchè non vede nessuna via di uscita da una situazione esistenziale insopportabilmente dolorosa e vissuta in una solitudine assoluta, perchè ci si può sentire terribilmente e irrimediabilmente soli anche se si ha una famiglia e si è circondati da colleghi e conoscenti.
Mi guardo bene dall'esprimere giudizi su chi rinuncia a vivere, un po' perchè nessuno può sapere quale angoscia inimmaginabile provi chi arriva a gesti definitivi e un po' perchè, avendo dovuto in passato affrontare il suicidio di una persona a me molto cara, non potrei avere il distacco necessario per farlo.

A volte il rifiuto di continuare a vivere rinunciando volontariamente alla vita è in realtà il rifiuto di continuare a soffrire o il rifiuto di arrivare a condizioni di vita che si giudicano inaccettabili; quello del cosiddetto "testamento biologico" e di cosa (o se) si debba permettere alle persone di decidere in merito alla fine della propria vita è un tema da qualche tempo assai dibattuto.

Per la Chiesa, naturalmente, l'autodeterminazione non è ammissibile e fino a tempi abbastanza recenti ha scomunicato i suicidi e ne ha proibita la sepoltura in terra consacrata.
Io, da agnostico, qualche domanda me la pongo: se è eticamente inaccettabile decidere deliberatamente di togliersi la propria vita perchè solo Dio ne può disporre, è eticamente accettabile usare con pervicacia ogni mezzo per prolungare il più possibile una vita, non propria ma di altri, che in condizioni "normali" Dio farebbe finire molto prima?
Se si sostituisce a Dio chi decide di porre fine alla propria vita, non si sostituisce a Dio anche chi con l'accanimento terapeutico si arroga il diritto di tenere artificialmente accesa la vita altrui senza che il proprietario della vita medesima abbia voce in capitolo?

Io identifico me stesso non già col mio corpo, ma piuttosto con il mio intelletto, con la mia mente, con i miei pensieri, con le mie emozioni, con la mia capacità di comunicare con gli altri e d'interagire col mondo, con i miei sentimenti.
Se un giorno dovessi trovarmi in stato di morte cerebrale di me rimarrebbe soltanto il corpo, l'involucro, ma non vi sarebbero più pensieri, sentimenti, emozioni, interazione: in quelle condizioni la mia non sarebbe più vita come la conosco e come la desidero, quindi non vorrei essere costretto a subirla.
Se potessi scegliere, arrivato a quel punto vorrei essere lasciato nelle mani di Dio, ma nel senso vero e letterale del termine: niente mantici a soffiarmi aria nei polmoni, niente pompe meccaniche a sostituire il mio cuore, niente tubi a riempire forzatamente il mio stomaco e a svuotare la mia vescica e il mio intestino, oltre che me stesso della mia dignità, ma decida Dio se è il caso che io rimanga in questo mondo o se debba passare a quello dei più.


domenica 11 dicembre 2011

Le radici dell'odio.

Ne avevo parlato giusto un mese fa nel post in cui proponevo il Canto XII dell'Inferno (link): se a commettere un crimine è un connazionale, noi italiani tendiamo a essere assai apologetici e ci sono sempre una famiglia, una cerchia di amicizie - se non addirittura un paese intero - pronte a giurare che il reo è una bravissima persona che non ha mai fatto male a una mosca, che come un capro espiatorio deve pagare anche (o soprattutto) le colpe di altri e che non merita la disumana gogna mediatica a cui viene sottoposto, con l'inevitabile contorno d'insulti e minacce ai giornalisti che di sicuro sono a volte criticabili per come svolgono il loro compito d'informare, ma che comunque tale compito devono pur svolgerlo e devono dar conto dei fatti.
Quando invece a commettere il medesimo crimine è uno straniero, allora alcuni fra noi abbassano la serranda della ragione, mandano il cervello in vacanza e si abbandonano agl'istinti più belluini: a costoro non basta la condanna del reo, ammesso che tale sia, ma la fanno pagare anche a tutta la sua comunità.

Non si è mai sentito, dicevo in quel post, che quando a commettere un crimine odioso è un italiano la gente brandisca mazze e torce e vada a distruggere e poi a dare alle fiamme tutto il condominio o tutto l'isolato in cui abita il criminale. 
Succede assai spesso, invece, che se a commettere un crimine è uno straniero parta la spedizione punitiva, spedizione che non necessariamente punirà il vero colpevole, ma in una sorta di ottusa sineddoche razzista e violenta si colpisce la sua comunità (o una comunità affine, tanto per le squadracce quelli che loro chiamano con disprezzo "gli extra" sono tutti uguali) per colpire il singolo.
A volte non è nemmeno necessario che un crimine e un reo ci siano davvero: basta il sospetto, basta che si sparga la voce e il branco di qualche centinaio di minus habentes pronti a trasformarsi in giustizieri si raccoglie immediatamente in piazza e parte la caccia allo straniero.

È successo anche ieri, a Torino: un'incosciente di 16 anni racconta di essere stata stuprata da due stranieri e nel volgere di poche ore la squadraccia di razzisti violenti organizza la fiaccolata di protesta contro lo straniero invasore e violentatore, assalta un campo di nomadi, distrugge baracche e roulottes e infine appicca il fuoco purificatore alle macerie.
Dopo poco si saprà che quella sciocca ragazzina si era inventata tutto e che non v'è stato alcuno stupro da parte di stranieri, però nel frattempo quel campo nomadi era già stato devastato e bruciato.
Quella sconsiderata aveva semplicemente avuto un rapposto sessuale consenziente con il suo italianissimo fidanzatino, ma siccome a quel punto la sua verginità non c'era più doveva trovare il modo di giustificare la sua perdita alla famiglia e alla società. 
Quale modo migliore dell'incolpare un paio di stranieri, con il fratello che le dava man forte nell'aizzare la folla e indurla al linciaggio?

Ma perchè queste cose non succedono mai quando i responsabili sono italiani?
Perchè se a Montalto di Castro (link) tre ragazzi italiani violentano una quindicenne c'è tutto il paese a difendere gli stupratori, a dare addosso alla vittima e nessuno si sogna di abbattere e dar fuoco alle macerie delle case di quei tre delinquenti e/o a quelle dei loro vicini?
Sia chiaro, io non auspico linciaggi e spedizioni punitive verso nessuno: mi domando soltanto come mai ciò accade solo quando a essere colpevoli - ma anche solo sospettati - sono degli stranieri.

Mi viene quasi da pensare che questi "vendicatori" in realtà non vendichino il crimine ma piuttosto lo "sconfinamento": considerano le femmine italiane degli oggetti di loro proprietà, quindi se vengono stuprate da uno o più italiani sono delle poco di buono che se la vanno a cercare e magari quel che gli capita alla fine gli piace pure, ma se a farlo sono (o si crede che siano stati) degli stranieri allora le femmine ridiventano donne e diventano delle povere vittime, bisogna lavare l'onta col sangue e punire lo sgarbo con devastazione e fuoco.

La violenza cieca e il razzismo sono scarsamente compatibili con l'intelligenza: difficilmente quest'ultima caratterizza chi pratica la prima e il secondo.
Ora quella scriteriata è stata denunciata per simulazione di reato, ma essendo minore e incensurata dal punto di vista legale rischia davvero poco.

Spero soltanto - e le àuguro - che non debba mai in vita sua trovarsi veramente al cospetto di uno o più violentatori: lo stupro è un orrore di un'enormità tale che solo chi lo ha subìto può comprendere e una donna non dovrebbe mai evocarlo nemmeno per ischerzo.
Sicuramente non dovrebbe inventarsi uno stupro solo per giustificare il suo primo rapporto sessuale... né per aizzare una manica di violenti a un linciaggio ingiustificato e mai giustificabile.

Le radici dell'odio sono salde, estese e profonde: basta un nonnulla per scatenare l'ordinaria follia di chi ragiona con le mani, le mazze e le molotov anzichè col cervello; basta un nonnulla per provocare scontri fra etnìe come si sono visti di recente in Francia, prima ancora negli Stati Uniti e ovunque nel mondo ci sia qualcuno che si crede superiore agli altri per il solo fatto di essere nato in un determinato luogo.

Segnalo due presentazioni e un articolo molto interessanti che dimostrano quanto il razzismo altro non sia se non l'ottusa presunzione di qualcuno che si crede migliore di altri:
Professoressa Anna Maria Rossi - Le presunte basi biologiche del razzismo - Parte 1.
Professoressa Anna Maria Rossi - Le presunte basi biologiche del razzismo - Parte 2.
I Gruppi Sanguigni e la Storia dei Popoli

domenica 4 dicembre 2011

Georges de la Tour.

La pittura è, insieme alla musica, non solo una forma di arte ma anche un modo per comunicare in maniera non mediata dalla parola. Sia una musica che un'opera pittorica arrivano direttamente al nostro inconscio e alla nostra parte emozionale: sfido chiunque ad affermare di non aver mai provato in vita sua un brivido davanti a un'immagine o ascoltando una musica particolarmente belle.
E' vero che la storia della pittura annovera schiere di emeriti imbratta-tele, di personaggi forse troppo avanti rispetto all'epoca nella quale sono vissuti e dunque incompresi dai più [parlo per me e non oso mettere in dubbio la sua arte, ma non ho ancora deciso se Lucio Fontana, nel creare il suo "Concetto Spaziale, Attese" (link), sia stato più creativo o più sfrontato, per non parlare di Piero Manzoni e della sua... lasciamo perdere (link)], ma ci sono anche artisti d'indubbio valore che hanno davvero arricchito la pittura.

Uno di questi è Georges de la Tour (link), pittore francese del '600 le cui opere ci danno conto della sua straordinaria abilità nel dipingere la luce, dote che lo accomuna a Caravaggio.
I chiaroscuri, il soggetto in piena luce e tutto il resto nella penombra, il realismo quasi fotografico delle figure danno ai suoi una forza che non lascia indifferente l'osservatore.

Dal 26 novembre al prossimo 8 gennaio due fra i suoi quadri più straordinari saranno in mostra a Milano, a Palazzo Marino.
Si tratta della bellissima "Adorazione dei Pastori" e del "San Giuseppe Falegname". Chi abita a Milano - o chi vi si reca - non dovrebbe perdere quest'occasione per vedere due delle più belle opere del barocco francese.
L'ingresso è gratuito.

"Adorazione dei Pastori"




"San Giuseppe Falegname"



lunedì 21 novembre 2011

Italiani brava gente...

Se c'è una cosa che sopporto poco e male è la retorica onfalocentrica, autoincensatoria e autoassolutoria che si riassume con la locuzione "Italiani, brava gente".
Questo luogo comune fa regolarmente capolino nei discorsi dei più prevenuti fra gl'italiani (sempre che tali si sentano... perchè molti di loro affermano di appartenere a una fantomatica nazione che ha sulla bandiera lo stesso disegno delle tigelle e della quale fino a 25 anni fa nessuno sapeva nulla, nemmeno che esistesse) quando parlano degli stranieri in Italia e tirano fuori la litania degl'italiani emigrati all'estero i quali - al contrario di quanto fanno gl'immigrati in Italia che secondo loro tendono a essere tutti delinquenti - sono tutti gran lavoratori, onesti, rispettati e benvoluti dai popoli che li ospitano.
Come se negli ultimi 150 anni non avessimo "esportato" in tutto il mondo, oltre a milioni di uomini e donne desiderosi di rifarsi una vita onesta lontano dal patrio suolo, anche un elevatissimo numero di delinquenti, mafiosi, faccendieri, assassini, terroristi e altre belle personcine di questa fatta.

Sarà, ma dalla mia personale esperienza all'estero non posso dire che noi italiani si abbia quella gran reputazione... semmai è vero il contrario: tempo addietro, a Londra, mentre mi trovavo in un negozio insieme a un amico sentii distintamente uno dei commessi (che ci aveva "identificati" per averci sentito parlare italiano, ancorchè sottovoce) sibilare a un suo collega: "Mind those guys, they're italians" cioè "Fai attenzione a quei due, sono italiani".
Quella frase mi colpì come una staffilata e fu per me altrettanto dolorosa, eppure è questa l'idea che all'estero hanno di noi: un popolo chiassoso, insofferente alle regole, che ha bisogno di almeno un metro di spazio tutt'intorno per poter gesticolare liberamente e tendenzialmente disonesto, dunque da tenere d'occhio quando entra in un negozio perchè - si sa - l'occasione fa l'uomo ladro e gl'italiani le occasioni le trovano anche dove non ci sono.

Chiunque abbia passato un po' di tempo all'estero - per lavoro o per vacanze - questo pregiudizio antitaliano lo ha quasi sicuramente vissuto sulla propria pelle; si spera dunque che non commetta lo stesso errore facendo di ogni erba un fascio e trattando tutti gli stranieri in Italia col medesimo pregiudizio, senza distinguere il grano dal loglio.
Chi invece non ha mai messo il naso fuori dalla sua città - al massimo dalla sua regione o da quelle confinanti - è sinceramente convinto che noi siamo i migliori e che il mondo intero sia lì ad aspettare la venuta di un italiano da venerare e a cui ispirarsi.

Per questi ultimi ho trovato su Youtube due filmati di animazione di Bruno Bozzetto che con molta ironia mettono in evidenza i principali difetti di noi italiani, quelli per cui all'estero ci facciamo riconoscere senza possibilità di errore e che in nazioni con maggior senso civico (o semplicemente con più educazione) proprio non ci perdonano.
Un terzo filmato mette alla berlina alcune nostre pessime abitudini e altri atteggiamenti di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto.
Facciamoci quattro risate guardandoli, ma soprattutto facciamoci un bell'esame di coscienza: siamo davvero sicuri di essere i migliori? Possibile che tutti gli altri popoli siano feccia?

Quanti atteggiamenti e quante azioni fra quelle evidenziate nei filmati che seguono ci appartengono - magari inconsciamente - e di quando in quando riaffiorano senza che ce ne rendiamo conto?
Non sarebbe il caso di fare il possibile per evitarli e diventare dei cittadini (del mondo) migliori?









domenica 13 novembre 2011

Questione di prospettiva.


Un giovane novizio chiese udienza al frate priore e gli domandò: «Padre, mi è permesso fumare mentre prego?»
Il priore si scandalizzò davanti a tanta irriverente sfacciataggine e il novizio fu severamente redarguito.

Dopo qualche tempo un altro novizio chiese udienza al priore e gli domandò: «Padre, mi è permesso pregare mentre fumo?»
Il priore si compiacque davanti a una fede tanto forte da suscitare in ogni momento il desiderio di onorare il Signore e il novizio fu molto lodato.

Come spesso accade, le azioni che compiamo vengono giudicare in modo diametralmente opposto a seconda del modo in cui le proponiamo al prossimo. Se si viene criticati, il più delle volte non è per l'intransigenza e/o il pregiudizio di chi ci guarda e giudica, ma semplicemente accade perchè noi non riusciamo a comunicare nel modo giusto.

In fondo basta davvero poco per indurre il prossimo a ribaltare il giudizio su di noi... e da quale parte - in bene o in male - dipende solo da noi e dalla nostra abilità di comunicatori.