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martedì 22 marzo 2011

"Se la fede è un dono, grazie a Dio io non l'ho avuto".

Nel post precedente sono stato facile profeta, ma ho peccato d'ingenuità pensando che chi ha fede avrebbe parlato solo di "Angeli che ora vegliano su di noi".
Non avevo previsto il fatto che voci ufficiali e non della Chiesa - voci che a tutt'oggi non sono state pubblicamente smentite - si sarebbero spinte infinitamente oltre.

In un'intervista rilasciata a Radio Maria, Roberto De Mattei (link), vice presidente del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche, organismo che come di legge nel suo sito web (link) "è Ente pubblico nazionale con il compito di svolgere, promuovere, diffondere, trasferire e valorizzare attività di ricerca nei principali settori di sviluppo delle conoscenze e delle loro applicazioni per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico e sociale del Paese"), facendo l'esegesi di una dichiarazione di mons. Orazio Manzella (vescovo di Rossano Calabro fra il 1898 e il 1917) a proposito del devastante terremoto di Messina del 1908, ha avuto l'ardire di definire la catastrofe giapponese "Una benevola manifestazione della misericordia di Dio".

Ne dà conto un articolo apparso oggi sul sito del quotidiano "La Stampa" (link) ma se chi legge è forte di stomaco può ascoltare integralmente l'intervista:


Potrei fermarmi anche qui, perchè di fronte a simili inaudite affermazioni la ragione e il buon senso alzano le mani e si arrendono.

Tuttavia voglio provare, nel mio piccolo, a evidenziare quanto surreale sia il punto di vista di chi dice di avere una fede e quanto sia scandaloso che un funzionario pubblico come il vice presidente del CNR, che tutti noi pagavamo tre anni fa 100.000 euro all'anno e che probabilmente oggi paghiamo assai di più (link alla relazione per l'anno 2008 della Corte dei Conti), nonostante sostenga di parlare a titolo personale come cattolico, se ne esca con stupidaggini come quelle che si sono sentite in una radio che in maniera invereconda richiama nel nome la Madonna, figura che nella tradizione cristiana rappresenta il più alto esempio di amore dopo Dio.

Innanzitutto monsignor Manzella (in ispirito), Radio Maria, padre Livio Fanzaga e Roberto De Mattei dovrebbero mettersi d'accordo con il papa prima di dar aria ai denti: il pontefice, nell'Angelus della domenica successiva al terremoto in Giappone, ha detto (link)
“Cari fratelli e sorelle, le immagini del tragico terremoto e del conseguente tsunami in Giappone ci hanno lasciato tutti fortemente impressionati. Desidero rinnovare la mia spirituale vicinanza alle care popolazioni di quel Paese, che con dignità e coraggio stanno facendo fronte alle conseguenze di tali calamità. Prego per le vittime e per i loro familiari, e per tutti coloro che soffrono a causa di questi tremendi eventi. Incoraggio quanti, con encomiabile prontezza, si stanno impegnando per portare aiuto. Rimaniamo uniti nella preghiera. Il Signore ci è vicino!”
Ora, se è vero che la tragedia che ha colpito il Giappone è "una benevola manifestazione della misericordia di Dio" il papa non può parlare di "tragico terremoto": definire "tragica" una benevola manifestazione della misericordia di Dio equivale a dire che Dio ha commesso un errore, il chè in ultima analisi sarebbe una bestemmia.
Penso però che sia più probabile il contrario: è una bestemmia dire che decine di migliaia di morti e un Paese in ginocchio sono una benevola manifestazione della misericordia di Dio e spero che chi ha il potere di farlo prenda contro padre Fanzaga e De Mattei quei provvedimenti che il Diritto Canonico prevede siano presi contro chi bestemmia. La censura è il minimo che la Chiesa possa fare contro quei due per prendere le distanze in modo formale e inequivocabile dalle loro scandalose affermazioni.
Quanto al fu monsignor Manzella e alle sue infelici dichiarazioni, qualche anno fa (ma anche di recente) il papa si è già scusato per le passate, numerose e gravissime malefatte degli uomini di Chiesa; sarebbe opportuna un'autorevole voce di dissenso anche in questo caso.

Monsignor Manzella, Radio Maria e Roberto De Mattei, parlando del terremoto e del maremoto come di un modo scelto da Dio per sottrarre le anime di decine di migliaia di giusti ai peccati a venire, dimenticano che in Genesi 9,15 Dio dice:
"...ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne."
D'accordo, tecnicamente lo tsunami non è il diluvio, ma non produce forse i medesimi risultati, ovvero l'indiscriminata strage di chiunque - uomo, donna, vecchio, adulto, giovane, bambino, neonato, santo, peccatore, credente, ateo, agnostico, buono, malvagio, innocente o colpevole che sia - abiti le terre colpite?
Manzella, De Mattei e Fanzaga affermano forse che Dio è venuto meno alla sua Alleanza con l'uomo e si è rimangiato la promessa che non ci sarebbero più state le acque per il diluvio a distruggere ogni carne? Stanno forse profferendo un'altra bestemmia?

Vorrei continuare a confutare le sciocchezze dette dal monsignore, dal prete radiofonico e dallo "scienziato", ma mi fermo qui perchè ammetto che di loro e di ciò che hanno avuto il coraggio di dire mi disturba perfino il pensiero. Non ce la faccio.

Io sono agnostico, il chè mi pone ipso facto al di fuori della Chiesa e dovrebbe precludermi la possibilità di accedere a un eventuale Paradiso. Peraltro l'essere agnostico mi pone fortunatamente lontano anche da persone come De Mattei, Fanzaga e Manzella, sicuri e convinti di avere un tasso di moralità più alto del mio per il solo fatto di avere una fede (la superbia è diffusissima fra i cattolici) salvo poi esprimere con una ferocia disumana idee che fanno rabbrividire e attribuendole addirittura a Dio.
Spero tuttavia di non sembrare presuntuoso se oso dire che, se esistono un Dio e un Paradiso, io - che pur non avendo avuto il dono della fede non faccio deliberatamente del male a nessuno ma al contrario appena posso faccio del bene - sono sicuro che Dio, oltre a non essere spietato come lo descrivono quei tre,  guarda con benevolenza a chi è mite, buono, pacifico e rispettoso del prossimo.
Dio avrà dunque senz'altro preparato un posto anche per il sottoscritto nella Gerusalemme Celeste.
Sono però altrettanto sicuro del fatto che, grazie a Dio, nella Gerusalemme Celeste non troverò né monsignor Manzella, né padre Livio Fanzaga, né quel sant'uomo di Roberto De Mattei a (dis)turbare con la loro inquietante presenza la mia vita eterna in Paradiso.
E sono convinto che all'appello mancheranno anche parecchi pontefici...

2 commenti:

Anonimo ha detto...

possibile che possano sorprendere così tanto le parole del dott De Mattei?
non ha detto nulla di più e nulla di meno di quello che è scritto nelle Sacre Scritture.
che Dio castiga e premia l’uomo secondo i peccati e secondo i meriti, questa è una verità bibblica per cui nessuna novità, tra l’altro sta citando (condividendole evidentemente) le parole di un Arcivescovo che parla, appunto, da conoscitore delle scritture e della pedagogia Divina, che ricordiamo bene è prima di tutto una pedagogia di amore e misericordia per l’uomo in vista della vita eterna e non esclusivamente per i 100 anni di vita che ognuno di noi si augura.
piaccia o no questa è la fede Cristiana
un esempio: si ricordino le parole che la Madonna disse ai tre pastorelli di Fatima nel 1917 “La guerra sta per finire; ma se la gente non cessa di offendere Dio, una peggiore scoppierà durante il regno di Pio XI."
la storia la conosciamo tutti quindi perché ci si meraviglia?
infine il dott. De Mattei parla a titolo personale e non per il ruolo che riveste (e come potrebbe essere diversamente visto che parliamo di fede?) per cui mi meraviglio come nel tempo del massimo relativismo e pluralismo di pensiero possa creare scalpore questa riflessione.

Prylar. ha detto...

Un arcivescovo sarà pure conoscitore delle Scritture, ma essendo uomo prima che vescovo può sbagliare. E può dire delle sciocchezze: se perfino il papa si confessa, è lecito affermare che nessun uomo - sia esso chierico o laico - è esente dall'errore.
La prova sta nelle scuse che Giovanni Paolo II porse a suo tempo per gli errori e gli orrori commessi in passato dalla Chiesa e dai suoi ministri.
Anche l'attuale papa ha chiesto scusa al mondo per i numerosi casi di pedofilia commessi dai preti.
Come si vede, l'essere chierico non impedisce di commettere errori e peccati, ma semmai li rende più gravi. Infinitamente più gravi proprio perchè commessi da chi dovrebbe agire in nome e per conto di Dio.

Affermare che Dio esprime amore e misericordia togliendo la vita indiscriminatamente al peggiore dei peccatori come al bambino nato da poche ore - e non secondo i loro peccati e i loro meriti - a me pare un ossimoro.

Non vedo nessuna differenza fra la rappresaglia fatta mediante la decimazione della popolazione innocente a Marzabotto o alle Fosse Ardeatine dalle truppe tedesche agli ordini di un tiranno sanguinario e la "benevola manifestazione della misericordia divina" che dà la morte per annegamento o seppellimento sotto macerie a decine di migliaia di persone innocenti attraverso un terremoto mandato per ragioni imperscrutabili da Dio a devastare un Paese: in entrambi i casi gl'innocenti ricevono il medesimo trattamento di chi si è macchiato dei peggiori peccati e ciò non può essere definito "giustizia", tantomeno "divina".

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Prylar.