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venerdì 29 aprile 2011

"Quanti si tegnon or là sù gran regi - che qui staranno come porci in brago"

«Canto ottavo, ove tratta del quinto cerchio de l'inferno e alquanto del sesto, e de la pena del peccato de l'ira, massimamente in persona d'uno cavaliere fiorentino chiamato messer Filippo Argenti, e del dimonio Flegias e de la palude di Stige e del pervenire a la città d'inferno detta Dite.»

Ho tralasciato la Divina Commedia per un mese e mezzo; altri avvenimenti di attualità meritavano attenzione e ho voluto parlarne, ma ora torniamo all'Alighieri. L'ottavo Canto dell'Inferno ci porta fra gli spirti che in vita indulsero in due vizi capitali: l'ira e l'accidia.

Fra i miei ricordi più lontani, quelli del catechismo a cui 40 e più anni fa nessun bambino sfuggiva, c'è la domanda che chiunque sia "andato alla dottrina" si sarà posto almeno una volta sentendo l'elencazione dei sette vizi capitali fatta dal catechista: ma che diavolo è l'accidia?

Quando il parroco parlava a noi bambini di 8~10 anni dei vizi capitali, bene o male avevamo un'idea di cosa si trattasse: la superbia era l'atteggiamendo sdegnoso di quell'antipatico del secchione primo della classe verso gli altri, l'avarizia era il non mettere la moneta da 100 lire nel cestino della questua durante la Messa, l'invidia ci coglieva alla vista del compagno di giochi più benestante quando arrivava in sella alla sua bicicletta nuova fiammante col cambio a 5 rapporti, la gola era il non saper resistere davanti al barattolo della Nutella e l'ira era quel desiderio irresistibile di far del male fisico a quel cretino che ci aveva fatto lo sgambetto e poi s'era messo a ridere.

Della lussuria ci veniva detto il meno possibile. Il prete ce lo aveva descritto come il più terribile dei vizi, che aveva a che fare con pratiche innominabili e peccaminose che cessavano di essere tali solo se fatte fra marito e moglie e tanto doveva bastarci: ogni domanda mirata a cercare di capire meglio cosa fosse questa tremenda "lussuria" (che nonostante l'assonanza sapevamo per certo non essere lo stile di vita dei ricchi) veniva zittita dalla faccia arcigna e dall'occhiata fulminante del prete.

Ma l'accidia? Cos'è mai questo vizio mai sentito? Mistero, all'epoca nessuno l'ha mai capito anche perchè al contrario della lussuria, che immaginavamo essere qualcosa di quantomeno divertente se non altro per l'energia e l'impegno che il prete metteva nel tenercene all'oscuro e per le mezze verità sapute dai ragazzi più grandi sulle quali la fantasia preadolescenziale ricamava parecchio, l'accidia dava l'idea di qualcosa di aspro e sgradevole, dunque in fondo non c'interessava più di tanto.

La frase che ho usato come titolo mi ricorda personaggi assai noti, che fanno spesso parlare di sè e che conosciamo tutti... bè, non certo perchè invidiosi o accidiosi - semmai altro è il vizio nel quale indulgono - ma qui mi taccio per non scivolare oltre il rigo.


3 commenti:

Anonimo ha detto...

Ciao Ivano
Gas

Giulio ha detto...

....il tuo tacer, è giunto alla fine?

Prylar. ha detto...

Certamente, il prossimo intervento è quasi pronto.
Il problema, oltre al fatto che è soprattutto durante il fine settimana che ho più tempo per scrivere, è che in questo periodo diverse cose mi tengono impegnato; fra le altre sto di nuovo dando una mano al nostro comune amico (andrò da lui anche domani - o meglio oggi - pomeriggio) e ciò riduce ulteriormente il tempo che mi resta da dedicare al blog.
Tuttavia mi sono ripromesso di pubblicare almeno uno "sproloquio" a settimana ed entro domani sera arriverà quello nuovo.
Ciao, stammi benone! In settimana ti chiamo, quindi a presto.

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