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lunedì 6 giugno 2011

Che fai di bello?

A volte le domande più innocenti, quelle che si fanno in modo automatico e senza avere piena consapevolezza della loro portata, sono anche le più invadenti.
È raro che quando due sconosciuti s'incontrano, entro il primo minuto d'interazione uno dei due non chieda all'altro "Che fai di bello?", domanda che può essere declinata anche nel formale e obliquo "Di cosa si occupa?" o nel più diretto "Che lavoro fa?".

Chi fa questa domanda non è quasi mai mosso da curiosità autentica: questa domanda è funzionale solamente a stabilire la gerarchia perchè, essendo l'Uomo un animale sociale, quando un individuo incontra uno sconosciuto ha bisogno di "prendergli le misure", di sapere come rapportarsi con lui e da quale posizione farlo, se da una posizione di superiorità o da una subalterna.

Nei secoli scorsi il censo era evidenziato in modo inequivocabile dall'abbigliamento. Ora non più, fatte salve poche eccezioni è difficile stabilirlo con certezza solo guardando a come una persona si veste.
I diversi stili non indicano quasi mai lo status sociale; servono soltanto per identificare e differenziare i gruppi di pari - quasi sempre giovani o giovanissimi - che hanno bisogno di sentirsi parte del gruppo anche e soprattutto adottandone la "divisa" (i pantaloni col cavallo all'altezza delle ginocchia e la cintura posizionata al di sotto delle natiche - sconfiggendo non si sa come la forza di gravità per mettere in bella mostra le mutande - sono solo l'esempio più recente e più volgare di queste uniformi), ma tali gruppi di pari includono individui di tutte le classi sociali e il censo è indistinguibile se si osserva soltanto l'aspetto esteriore.
L'automobile è forse l'ultimo fra i simboli di status che ancora resiste, ma come indicatore di censo non è abbastanza preciso: molte persone facoltose possiedono vetture medie e altrettante persone che non potrebbero permettersele acquistano vetture costose facendo debiti pur di apparire più ricche di quanto in realtà siano.

Per molti resta tuttavia essenziale, quando incontrano uno sconosciuto, stabilire al più presto la gerarchia, capire chi dei due è l'alfa e chi l'omega. In una società dove - parafrasando Alberoni - è più importante avere che essere, naturalmente l'alfa sarà il più facoltoso e l'omega il meno abbiente. Ciò è particolarmente vero fra uomini nelle situazioni ricreazionali e, sempre in àmbito ricreazionale, nell'interazione fra uomini e donne finalizzata alla seduzione.
Nel primo caso alcuni uomini, particolarmente quelli insicuri, trovandosi in un ambiente che annulla anche la più labile evidenza delle differenze di censo (penso per esempio ai luoghi dove si fa attività sportiva amatoriale come palestre, piscine, gruppi di cicloamatori e simili, dove tutti si è vestiti allo stesso modo e non è possibile o consigliabile indossare orologi costosi o altri accessori atti a evidenziare la ricchezza) hanno la necessità di rapportarsi con gli sconosciuti da una posizione di superiorità; per loro è essenziale essere rassicurati sul fatto che l'interlocutore non sia superiore a loro.
Nel secondo caso, invece, quando l'obiettivo è la seduzione c'è la necessità di sincerarsi sul censo dell'interlocutore o interlocutrice per fare la prima "scrematura" e capire se ci siano le basi per andare oltre. Raramente un uomo cercherà di sedurre una donna più ricca perchè un uomo mal tollera il sentirsi economicamente subalterno alla propria donna. 
Da parte sua, una donna raramente accetterà di essere corteggiata da un uomo che svolga un lavoro comunemente giudicato poco prestigioso o tipico di chi sta nella parte più bassa della scala sociale: potendo essa scegliere fa più corteggiatori, a parità di aspetto estetico chi viene giudicato economicamente e/o socialmente "inferiore" avrà pochissime possibilità di essere preso in considerazione rispetto ai concorrenti più abbienti e/o in posizioni più prestigiose.

Questo meccanismo ha anche un fondamento evoluzionistico, sia dal punto di vista maschile che da quello femminile: le femmine sono portate a scegliere il maschio che può dare di più alla prole in termini di protezione e sostentamento, mentre i maschi prediligono femmine che siano in una posizione socio-economica a loro subalterna, che non siano economicamente indipendenti e di conseguenza siano più controllabili, "dominabili" e che possano dar loro una discendenza certa.

Ho avuto modo di verificare empiricamente quanto, per alcuni, sia destabilizzante non conoscere il censo della persona con cui interagiscono. Tempo addietro ho passato un po' di tempo su alcune chat a dialogare del più e del meno con perfetti sconosciuti.
La sequenza di domande che mi ponevano le persone con cui dialogavo era invariabile e prevedibile: 
  1. di dove sei?
  2. quanti anni hai?
  3. come mai sei in chat?
  4. che lavoro fai?
La cosa divertente era osservare le reazioni degl'interlocutori quando io deliberatamente non rispondevo alla quarta domanda, fingendo di non averla letta e parlando d'altro. Di solito la domanda veniva reiterata con insistenza e più a lungo io evitavo di rispondere, più gl'interlocutori s'innervosivano. Spesso l'altra persona abbandonava il dialogo, seccata per il fatto che non rispondevo o forse perchè incapace di gestire la situazione senza sapere come inquadrarmi.
Potrei anche dire delle reazioni delle persone con cui dialogavo quando dicevo di avere un lavoro abbastanza prestigioso e di come le stesse persone cambiassero completamente registro quando, in un dialogo successivo in cui io entravo nella chat con un nome diverso, dicevo con lo stesso lessico le stesse cose dette la prima volta ma qualificandomi come muratore, agricoltore o disoccupato: in 30 secondi al massimo si dileguavano o, se continuavano a dialogare con me, lo facevano con una discreta dose di superbia...

In assenza di segni evidenti, il modo più semplice per conoscere il censo di una persona è chiederglielo direttamente... e assai inverecondamente, aggiungerei.
Si, perchè chiedere a una persona appena incontrata "Che lavoro fai?" equivale a chiederle "Quanto guadagni in un mese?" e per estensione "A quanto ammonta approssimativamente il tuo patrimonio?"
Ecco, è questo che veramente vuol sapere chi s'informa su quale sia l'occupazione della persona appena incontrata. Chiedere conto a qualcuno della sua situazione economica è però un tabù; le convenzioni sociali, il buon senso e il galateo non ammettono che tale domanda sia posta in modo diretto all'interlocutore (massimamente se ci si è appena conosciuti), quindi si cerca di mascherare l'intento ripiegando sulla domanda più "politicamente corretta", apparentemente accettabile e innocua che dà il titolo a questo intervento.

C'è qualcosa di più impertinente, invasivo, urticante e imbarazzante di uno sconosciuto che ci chiede - ancorchè in maniera (non troppo) abilmente dissimulata - quanti soldi abbiamo da parte?
Non credo...

1 commenti:

Anonimo ha detto...

Analisi impeccabile.

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