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lunedì 21 novembre 2011

Italiani brava gente...

Se c'è una cosa che sopporto poco e male è la retorica onfalocentrica, autoincensatoria e autoassolutoria che si riassume con la locuzione "Italiani, brava gente".
Questo luogo comune fa regolarmente capolino nei discorsi dei più prevenuti fra gl'italiani (sempre che tali si sentano... perchè molti di loro affermano di appartenere a una fantomatica nazione che ha sulla bandiera lo stesso disegno delle tigelle e della quale fino a 25 anni fa nessuno sapeva nulla, nemmeno che esistesse) quando parlano degli stranieri in Italia e tirano fuori la litania degl'italiani emigrati all'estero i quali - al contrario di quanto fanno gl'immigrati in Italia che secondo loro tendono a essere tutti delinquenti - sono tutti gran lavoratori, onesti, rispettati e benvoluti dai popoli che li ospitano.
Come se negli ultimi 150 anni non avessimo "esportato" in tutto il mondo, oltre a milioni di uomini e donne desiderosi di rifarsi una vita onesta lontano dal patrio suolo, anche un elevatissimo numero di delinquenti, mafiosi, faccendieri, assassini, terroristi e altre belle personcine di questa fatta.

Sarà, ma dalla mia personale esperienza all'estero non posso dire che noi italiani si abbia quella gran reputazione... semmai è vero il contrario: tempo addietro, a Londra, mentre mi trovavo in un negozio insieme a un amico sentii distintamente uno dei commessi (che ci aveva "identificati" per averci sentito parlare italiano, ancorchè sottovoce) sibilare a un suo collega: "Mind those guys, they're italians" cioè "Fai attenzione a quei due, sono italiani".
Quella frase mi colpì come una staffilata e fu per me altrettanto dolorosa, eppure è questa l'idea che all'estero hanno di noi: un popolo chiassoso, insofferente alle regole, che ha bisogno di almeno un metro di spazio tutt'intorno per poter gesticolare liberamente e tendenzialmente disonesto, dunque da tenere d'occhio quando entra in un negozio perchè - si sa - l'occasione fa l'uomo ladro e gl'italiani le occasioni le trovano anche dove non ci sono.

Chiunque abbia passato un po' di tempo all'estero - per lavoro o per vacanze - questo pregiudizio antitaliano lo ha quasi sicuramente vissuto sulla propria pelle; si spera dunque che non commetta lo stesso errore facendo di ogni erba un fascio e trattando tutti gli stranieri in Italia col medesimo pregiudizio, senza distinguere il grano dal loglio.
Chi invece non ha mai messo il naso fuori dalla sua città - al massimo dalla sua regione o da quelle confinanti - è sinceramente convinto che noi siamo i migliori e che il mondo intero sia lì ad aspettare la venuta di un italiano da venerare e a cui ispirarsi.

Per questi ultimi ho trovato su Youtube due filmati di animazione di Bruno Bozzetto che con molta ironia mettono in evidenza i principali difetti di noi italiani, quelli per cui all'estero ci facciamo riconoscere senza possibilità di errore e che in nazioni con maggior senso civico (o semplicemente con più educazione) proprio non ci perdonano.
Un terzo filmato mette alla berlina alcune nostre pessime abitudini e altri atteggiamenti di cui spesso nemmeno ci rendiamo conto.
Facciamoci quattro risate guardandoli, ma soprattutto facciamoci un bell'esame di coscienza: siamo davvero sicuri di essere i migliori? Possibile che tutti gli altri popoli siano feccia?

Quanti atteggiamenti e quante azioni fra quelle evidenziate nei filmati che seguono ci appartengono - magari inconsciamente - e di quando in quando riaffiorano senza che ce ne rendiamo conto?
Non sarebbe il caso di fare il possibile per evitarli e diventare dei cittadini (del mondo) migliori?









domenica 13 novembre 2011

Questione di prospettiva.


Un giovane novizio chiese udienza al frate priore e gli domandò: «Padre, mi è permesso fumare mentre prego?»
Il priore si scandalizzò davanti a tanta irriverente sfacciataggine e il novizio fu severamente redarguito.

Dopo qualche tempo un altro novizio chiese udienza al priore e gli domandò: «Padre, mi è permesso pregare mentre fumo?»
Il priore si compiacque davanti a una fede tanto forte da suscitare in ogni momento il desiderio di onorare il Signore e il novizio fu molto lodato.

Come spesso accade, le azioni che compiamo vengono giudicare in modo diametralmente opposto a seconda del modo in cui le proponiamo al prossimo. Se si viene criticati, il più delle volte non è per l'intransigenza e/o il pregiudizio di chi ci guarda e giudica, ma semplicemente accade perchè noi non riusciamo a comunicare nel modo giusto.

In fondo basta davvero poco per indurre il prossimo a ribaltare il giudizio su di noi... e da quale parte - in bene o in male - dipende solo da noi e dalla nostra abilità di comunicatori.

lunedì 7 novembre 2011

"Oh cieca cupidigia e ira folle, che sì ci sproni ne la vita corta, e ne l'etterna poi sì mal c'immolle!"

«Canto XII, ove tratta del discendimento nel settimo cerchio d'inferno, e de le pene di quelli che fecero forza in persona de' tiranni, e qui tratta di Minotauro e del fiume del sangue, e come per uno centauro furono scorti e guidati sicuri oltre il fiume.»

Nel Primo Girone del Settimo Cerchio Dante colloca i violenti contro il prossimo. 
Il primo personaggio che incontrano è il Minotauro, che Dante curiosamente descrive come un toro con la testa umana e non com'è comunemente conosciuto, ovvero un umano con la testa di toro. Le sette coppie di giovani che pretendeva ogni anno per divorarle gli sono valse questa collocazione.

Ci vengono poi presentati tre Centauri e sarà uno di loro a trasportare Dante e Virgilio da una riva all'altra del fiume Flegetonte, nel quale non scorre acqua ma sangue bollente.
È questo il contrappasso riservato alle anime di coloro che in vita si macchiarono col sangue delle loro vittime: cuocere in eterno nel sangue bollente. Immersi nel Flegetonte troviamo, fra gli altri personaggi che non si fecero scrupolo alcuno a sterminare tanti innocenti, Dioniso il Vecchio e Attila.
E dai tempi di Dante a oggi, infiniti altri nomi potrebbero essere aggiunti alla lista dei condannati al Settimo Cerchio.

Penso non solo ai tristemente noti tiranni sanguinari di cui parlano i libri di storia, ma anche - ricordando un recente intervento - a chi uccide degl'innocenti non in quanto delinquente ma in veste di uomo di legge: un giudice che nonostante i ragionevoli dubbi sollevati in un processo condanna ugualmente a morte un imputato solo perchè il popolo che lo ha eletto a quell'ufficio pretende a tutti i costi un colpevole, non potrà che finire nel Flegetonte.

Così come ci finiranno i criminali che ammazzano di botte dei vecchi solo per rapinarli della loro misera pensione... o chi, sotto l'effetto di alcool e/o droghe, ammazza volontariamente qualcuno durante un alterco o causando incidenti stradali dalle conseguenze mortali per qualche innocente ma quasi mai per chi questi incidenti li provoca.
Per questa gentaglia un po' di sofferenza anche in questa vita, oltre che in quella eterna, sarebbe nel sentire comune alquanto più vicina al concetto di giustizia rispetto al farla stare in ozio per qualche anno nella cella di un carcere.
Spesso tuttavia non si arriva nemmeno a quello, perchè chi uccide sulle strade sotto effetto di alcool o droghe se la cava con solo alcuni mesi di sospensione della patente... e se è zingaro con la pena accessoria che consiste nella spedizione punitiva da parte dei cittadini inferociti che vanno a distruggere e incendiare il campo in cui abita, colpendo tutta la comunità per punire uno solo dei suoi membri.
Se invece l'assassino drogato e/o ubriaco al volante è un italiano, soprattutto se ha anche una bella e costosa macchina, nessuno sentirà il bisogno di distruggere la casa a lui e ai suoi vicini abbattendo un intero isolato (come capita agli zingari) e con un buon avvocato la passerà sostanzialmente liscia... in attesa di essere immerso nel Flegetonte.